EURO DEBOLE ED INFLAZIONE: CAUSE E PROSPETTIVE PER IL FUTURO



La Banca Centrale Europea, ancora una volta, ha deciso di non decidere: i tassi di interesse per l’Euro restano a ZERO.


La dichiarazione ufficiale della BCE recita “l’ inflazione si riassorbirà spontaneamente”: c’è poco da commentare, purtroppo: si riassorbirebbe solo in caso di una pesantissima crisi economica.


L’ inflazione nell’ Eurozona è del 7 % (in Germania è un po’ più alta!).


Il differenziale (Tassi meno inflazione) è del MENO 7 % annuo: una erosione del potere di acquisto reale davvero enorme.


Chi non è più giovanissimo ricorda il periodo dell’iperinflazione, quando in Italia c’era ancora la Lira:


- il massimo dell’ inflazione ci fu nel 1980: 21.4 % annuo. Ma il tasso di interesse era del 16.5% annuo, per cui il differenziale, seppur negativo, era “solo” del 4.9%.

La Germania non sta meglio: l’ inflazione al momento è al 7.3% annuo, quindi anche il suo differenziale è pesantemente negativo.


- anche la Germania conobbe un periodo di alta inflazione, circa 40 anni fa: l’ ultima volta che ci fu una inflazione superiore al 7% annuo, i tassi di interesse del Marco Tedesco erano però all’11.5 %, con un differenziale positivo di circa 4 punti percentuali (si veda il grafico).


L’ attuale situazione è quindi davvero seria, e non ci sono prospettive di miglioramento, tutt’ altro.

1) Il Covid è in arretramento, ma ci dovremo comunque convivere a lungo, e anche l’ economia ne continuerà a risentire; le Banche Centrali (e la Banca Centrale Europea è storicamente esemplare per non fare niente) faranno ben poco per contrastare l’ inflazione, perché rallenterebbe ulteriormente l’ economia. Quindi non aspettiamoci che l’ inflazione scenda: non accadrà, per molto tempo.

2) Lo scenario geopolitico è profondamente cambiato per via della guerra Russia-Ucraina; quali che siano gli esiti di questa guerra, il costo delle materie prime (gas in primis, ma anche petrolio, uranio, metalli, cereali… l’ elenco è lungo) resterà molto alto per molto tempo.

Ricordiamoci che le materie prime si pagano in Dollari USA (rubli a parte, ma questa è una contro-sanzione di Putin facilmente aggirabile… avendo Dollari).

Dollari che si possono acquistare anche usando Euro sempre più deprezzati contro Dollaro: un fattore che rende ancora più cara l' energia nell' Eurozona.

3) L’ intera economia UE ha fortissime probabilità di entrare presto in stagflazione e forse anche in recessione. La Germania è ad un passo dall’ entrarci: si ha recessione tecnica quando si rilevano due trimestri negativi consecutivi; mancano pochi giorni…

4) La Germania, appunto: l’ ex locomotiva d’ Europa (nonché la nazione leader incontrastata a proposito delle decisioni prese nella cosiddetta Europa Unita e soprattutto presso la BCE, la Banca Centrale Europea) è la nazione più colpita: il secondo gasdotto North Stream 2 non entrerà in funzione, benchè terminato (per ora la società che avrebbe dovuto gestirlo, con sede a Zugo (CH) è fallita… ne riparleremo fra qualche anno.

5) Un segnale molto preoccupante: sta iniziando a verificarsi l’ inversione della curva dei tassi di interesse.

In parole semplici significa che comprare una obbligazione con duration (scadenza) di due anni rende di più (in rendimento percentuale annuo) rispetto a quanto rende una obbligazione a dieci anni.

Significa che i Mercati prezzano rischi molto elevati per i prossimi due anni, in termini di crescita economica e di inflazione.

Nella quasi totalità dei casi in cui si è presentata questa inversione, dopo poco tempo l’ economia è entrata in una fase di recessione.

La Germania ha molta industria pesante (automobili, ma non solo) quindi energivora (richiede molta energia) ed una fortissima dipendenza dal gas russo.

La Germania sta cercando invano di importare carbone (è antiecologico? I Verdi non contano più niente, in questi casi); i rimasugli del bacino carbonifero della Ruhr sono insufficienti, e poi riaprire miniere chiuse da 30 anni sarebbe lento ed antieconomico; e il carbone, oltre che carissimo, è quasi irreperibile.

6) Rifacendoci ai due punti precedenti ci si può rendere conto di uno dei fattori più importanti in merito a quanto NON sta facendo la BCE, che accentra tutte le funzioni di politica monetaria e del tasso di cambio.

La BCE ha spossessato di quasi ogni potere le pre esistenti undici banche centrali nazionali.

Chi comanda in BCE? La sede è a Francoforte, la capitale della finanza “europea”.

ll suo mandato individuale è il controllo dell’ andamento dei prezzi (INFLAZIONE). La FED americana invece ha un mandato duale: deve controllare l’inflazione ma anche promuovere la piena occupazione.

Ma la BCE non fa e non farà il suo dovere, non nonchalanche.

7) La BCE, erede della BundesBank, si dedicherà ancor più del solito ai problemi tedeschi, dato che mai, dall’ avvento dell’ era Euro, ma anche nei decenni precedenti, la Germania si è trovata in una crisi così profonda e in progressivo peggioramento.

Tutti gli altri Pesi della cosiddetta UE?

Adesso sono “peripherical”, come venivano chiamati eufemisticamente i “Paesi particolarmente poveri” nella UE, ai tempi della crisi finanziaria 2009 – 2011: Cipro, Grecia, Portogallo, Spagna.

La differenza dispetto a quella crisi?

Che adesso anche l’ Italia è peripherical, e la Francia è un po’ più in periferia rispetto alla Germania.

Un’ altra differenza?

La BCE vuole aiutare l’ industria tedesca, quindi NON aumenterà i tassi (cosa che dovrebbe fare per frenare l’ inflazione, come da suo statuto), in modo che le sue aziende possano avere accesso al credito a condizioni favorevoli.

8) In ogni caso comprare una obbligazione italiana che rende il 2.27% annuo (BTP decennale: imprestare all’ Italia soldi fino al 2032, con pericolo di haircut - come già accaduto in Grecia e Portogallo - e di ristrutturazione del debito nazionale) denominata in una valuta che ha una inflazione del 7% annuo è un suicidio finanziario;

Il Bund tedesco a 10 anni rende lo 0.64% annuo. In Germania l’ inflazione è al 7.3% annuo.

Questo contribuisce ulteriormente al deprezzamento dell’ Euro.

Quindi lo stato italiano, al momento, spende il quadruplo della Germania, per rifinanziare il suo smisurato debito (Il famigerato spread Bund-BTP, che penalizza l’ Italia particolarmente nei momenti di crisi).

E l’ Italia, e la sua Banca d’ Italia, possono solo stare a guardare (o mendicare presso la UE, ma con sempre meno successo): ricordiamoci che le Banche Nazionali, nella UE, non hanno pressochè alcun potere.

Abbiamo quindi davanti a noi anni di crisi nell’ Area Euro (fortemente dipendente dal gas, con costi dell’ energia e della benzina che resteranno alti e che influiranno sui costi di ogni bene e servizio).


I Governi dei Paesi non troppo indebitati (Germania e parzialmente Francia) potranno adottare provvedimenti di sostegno: costeranno, ma se li possono permettere.


I Paesi estremamente indebitati (Ricordiamoci che i cosiddetti aiuti UE per il Covid all’ Italia sono stati in realtà solo un permesso di sforare ulteriormente il già enorme debito italiano) difficilmente potranno adottare misure a sostegno di famiglie ed imprese.


Ricordiamoci che le Banche Nazionali (la Banca d’ Italia – formalmente – esiste ancora) non hanno alcun potere sui tassi di riferimento e sui tassi che le loro obbligazioni dovranno riconoscere (il solito spread Bund-BTP).


Significa che l’ Italia, per rifinanziarsi, deve e dovrà pagare interessi 4 o 5 volte maggiori - ben che vada - a quanto deve pagare la Germania.


Nel prossimo articolo tratteremo dei fattori che renderanno, purtroppo, la ripresa molto lontana nel tempo.



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Permetteteci una sorta di disclaimer:

siamo i primi a dispiacerci di questa situazione; quanto pubblichiamo ha l’ intento di rendere i cittadini ed i risparmiatori più informati e consapevoli, in modo che possano perlomeno agire (è doveroso e bisogna farlo in fretta!) per difendere i propri risparmi ed investirli in modo efficiente… non in Europa!

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