STAGFLAZIONE: dover comprare beni sempre più costosi, pur sapendo di avere meno soldi



Stag – Flazione:


è una brutta parola, difficile da pronunciare, ancora più difficile da vivere sulla propria pelle.

La ho scritta separandola con un trattino, per evidenziare le due componenti: stagnazione e inflazione.


Ci stiamo arrivando, in molti campi la stiamo già vivendo.


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Come mai? Potrete leggerlo nella seconda parte dell’ articolo e anche negli articoli postati da Rodnik Financial dal 10 febbraio in poi, anche sulla nostra pagina Facebook.


La stagflazione è l’ incubo di ogni economista ed operatore finanziario: i prezzi salgono mentre l’ economia regredisce.


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Come si può provare a difendersi da questa micidiale combinazione?


Nella seconda parte dell’ articolo troverete spunti utili ad attenuare le conseguenze, al fine di proteggere i vostri risparmi e il vostro potere di acquisto.


Valutiamo però dapprima la quotidianità.


Nella vita quotidiana, cosa accade in periodo di stagflazione?


E’ drammaticamente semplice da spiegare, anche perché stiamo già (finora solo in parte) subendo i suoi effetti negativi.


A) Inflazione: nell’ Area Euro l’ inflazione è attorno al 5 – 7 % annuo: significa i 100 Euro “di oggi”, fra un anno perderanno, a livello di potere di acquisto, il 5 – 7 %.


Così è anche per gli USA, però ora la situazione è cambiata rispetto a quando la guerra in Ucraina non era ancora iniziata (si vedano i precedenti articoli di Rodnik Financial): è cambiata in peggio, ma soprattutto per chi vive spendendo Euro.


B) Stagnazione (o addirittura recessione?): questo è l’ elemento che si sta sommando all’inflazione, in modo sempre più pesante. Quando l’ economia entra in stagnazione e poi (in molti Paesi) in recessione, ci sono aziende che chiudono, maggiore disoccupazione o comunque stipendi che di certo non aumentano fino a compensare gli effetti negativi dell’ inflazione.


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Ciò che stiamo subendo è frutto avvelenato di una letale combinazione di effetti:

Covid e guerra, insieme.


Più avanti esamineremo cause ed effetti più a lungo periodo, ma adesso focalizziamoci su cosa sta succedendo nell’ immediato: carburanti e bollette del gas (e non solo) rincarate, beni e servizi che costano sempre di più.


Chi ha qualche risparmio se lo vede decurtare, chi non ne ha fatica sempre di più ad arrivare alla fine del mese.


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Quale potrebbe essere una via d’ uscita?


Non ci sono soluzioni rapide, sia per la situazione geopolitica (per cui ovviamente DOVRANNO essere trovate soluzioni geopolitiche), sia perché i beni che sono aumentati maggiormente sono quelli di prima necessità: petrolio gas, grano, mais…


In periodi di “magra” si può anche rinunciare all’ultimo modello di smartphone, ma non a riscaldarsi, a mangiare, a spostarsi.


Potete tranquillamente dirmi che ci eravate arrivati già da soli, dato che lo si vive sulla propria pelle; però si può fare qualcosa, oltre che subire.


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Come possiamo agire?


Passiamo quindi alla seconda parte, quella che analizza cause, effetti e possibili rimedi.


E’ ovvio che a livello individuale non possiamo agire nell’ immediato sui prezzi di benzina e bollette: qui ci si deve giocoforza limitare ad effettuare azioni di “moral suasion” sulla classe politica.


Lo so; ben difficilmente avremo risposte concrete in tempi rapidi, ma teniamo conto che la situazione è globale, quindi è perfettamente inutile dare la colpa ai politici di un singolo Paese:


se anche, per utopica ipotesi, fossero tutti degli statisti illuminati e disinteressati, potrebbero fare ben poco, soprattutto in una cosiddetta Unione Europea che ha spossessato il potere decisionale delle singole nazioni.



La situazione è un po’ meno negativa se passiamo a:


- Come proteggere i nostri risparmi ed attenuare gli effetti della crisi sul nostro portafoglio.


Come accade durante ogni crisi, il divario fra chi ha da parte qualcosa (poco o tanto che sia) e chi deve far conto sulle sole entrate mensili si accentua: si chiama polarizzazione della ricchezza; mi aspetto come di consueto commenti poco benevoli da parte di persone che non hanno risparmi: comprendo che si possano sentire “fuori dal gioco” e che ritengano che i “pochi fortunati” che hanno qualcosa da parte non li interessino.


Invece non è così, dato che tutti noi dipendiamo dalla situazione economica del Paese in cui viviamo: chi non ha risparmi si potrebbe giovare comunque di una economia che non sprofonda, perché le sue entrate subirebbero minori effetti negativi, propri di una stagnazione/recessione.


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Il risparmio medio pro capite degli italiani è elevato, tutt’ ora.


Questo è un punto di forza del Belpaese (per cui corre peraltro il rischio di “attentati legali”, quali patrimoniali e tassazioni straordinarie solo nel nome).


La polarizzazione agisce anche qui: la media è poco significativa, come chiarisce l’ aneddoto del mezzo pollo di Trilussa: se c’è un pollo per due persone, è possibile che una delle due se lo mangi tutto e l’ altra rimanga a stomaco vuoto; peraltro la media resta di mezzo pollo a testa.


Però se invece di un pollo ce ne fossero due? Se ci fossero più “polli”, anziché meno “polli”?


Ci sarebbero più probabilità di non peggiorare, in una economia che contrasta la stagnazione-recessione, in modo che anche chi non ha risparmi possa avere un tenore di vita più accettabile.


Siamo tutti sulla stessa barca: chi ha risparmi, pochi o tanti che siano, può proteggerli: farà in primis il proprio interesse, ma contribuirà anche alla condizioni economiche generali del proprio Paese.


Un Paese che ha un risparmio complessivo elevato è capace di contribuire agli investimenti (individuali in primis, ma che contribuiscono anche al benessere collettivo) ed anche di spendere.


L’ Italia ha circa 60 milioni di abitanti, cioè di potenziali consumatori, anche di prodotti importati: che so… tedeschi o americani?


Quindi i Paesi più ricchi, spesso esportatori netti, considerano a ragione l’ Italia come un Mercato importante e non hanno interesse a ridurla in ginocchio come è accaduto nel recente passato a paesi piccoli e periferici come Grecia o Portogallo.


Ma anche l’ Italia deve fare la sua parte, a livello collettivo – politico ma anche a livello individuale.


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Concretamente: cosa possiamo fare affinchè i nostri risparmi non perdano valore?


1) Analizziamo ciò che è aumentato, e perché


2) Operiamo cambiamenti nel nostro portafoglio, per attenuare le cause che hanno portato ad aumenti di beni e servizi, insieme a ribassi delle Borse.


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L’ aumento maggiormente visibile è quello del petrolio, oltre al gas. Da molte parti si grida al complotto.


Talvolta si attribuisce la colpa all’ incapacità della classe politica, che in realtà non può farci niente:


è sotto il giogo della UE/Germania e non ha alcun margine di manovra, se non di introdurre agevolazioni e sgravi che però peggiorerebbero ulteriormente l’ indebitamento, cosa malvista dalla Banca Centrale Europea.


Non c’ è alcun complotto.


L’ aumento è dovuto alla combinazione di due elementi: il prezzo del petrolio ed il fatto che esso viene pagato in Dollari USA.


Sia il petrolio che il Dollaro sono aumentati: chi paga il petrolio in Euro subisce quindi due ”tosature”.


Ogni barile di petrolio costa oggi circa 115 USD (petrolio WTI), ma c’ è chi afferma che, dato che nel 2008 si superarono i 140 USD le cose non quadrano, dato che i prezzi al consumo della benzina, all’ epoca, non salirono in proporzione.


Invece purtroppo le cose quadrano, eccome!


Se compariamo il valore dell’ Euro nei confronti del Dollaro nel 2008 (circa 1.60) a quanto poco vale ora (circa 1.10), allora si comprende perché comprando petrolio oggi – pagandolo con un Euro debole - l’ impatto reale sia il maggiore da molti decenni.


Oggi per avere 100 Dollari si debbono pagare 91 Euro; nel 2008 ne bastavano 63.


Quindi ad oggi il prezzo del petrolio espresso in Euro è maggiore.


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Come mai l' Euro è così debole?


Il trend ribassista dell’ Euro contro le altre valute dei Paesi avanzati è in atto da tempo ed è peggiorato di recente anche a causa della guerra in Ucraina, dato che sarà l’ Europa ad essere maggiormente penalizzata dalle conseguenze della guerra.


Per quali motivi?


Cosa ha fatto e può fare la Banca Centrale Europea, con sede a Francoforte, Germania?


Per statuto la BCE ha il compito di difendere dall’ inflazione – cosa che non sta facendo – e NON quello di promuovere la crescita economica e l’ occupazione, come ha la FED, la Banca Centrale USA.


Inoltre il Dollar Index (che esprime la forza relativa del Dollaro USA contro un paniere delle maggiori altre valute) è su valori molto elevati: la FED è molto più dinamica, sta aumentando i tassi di interesse (un loro aumento può tenere a freno l’ inflazione , ma rende anche più attrattiva una valuta, dato che le sue obbligazioni rendono di più).


Non è estranea la geopolitica: gli USA hanno più margini di manovra e possono mostrare, all’occorrenza, quanto è solida la loro valuta, la loro economia ed il loro Mercato finanziario (mentre il Rublo al momento vale a malapena la carta con cui lo si stampa e la Borsa russa è da giorni chiusa per eccesso di ribassi).


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Cosa può fare chi vive ed ha risparmi in Euro?


Può sganciarsi dal trend discendente dell’ Euro, “sterilizzando” il rischio di cambio contro altre valute più forti (e ce ne sono tante, oltre al Dollaro: in primis il Franco Svizzero, ma anche lo Yen giapponese e il Renmimbi cinese se la cavano meglio dell’ EURO).


Non vi suggerisco di certo di comprare valuta cinese, però grazie al Forex, il mercato internazionale delle valute, ci si può proteggere da ulteriori deprezzamenti dell’ Euro. I costi dell’ Europa per l’ accoglienza dei milioni di profughi di guerra peseranno molto sulla economia del vecchio Continente, cosa che non riguarda gli Stati Uniti.


Anche il Franco Svizzero puntualmente si apprezza in caso di crisi (siamo quasi alla parità con l’ Euro).


Vi rimando all’ articolo del 22 febbraio per ricordarvi però che il Franco svizzero “paga” interessi negativi.


Comunque anche il Franco svizzero, oltre al Dollaro, può avere un ruolo nella difesa di un portafoglio posseduto da chi vive nell’ Eurozona.


Fin qui i Mercati valutari ed obbligazionari (ma è ancora prematuro acquistare obbligazioni, si vedano gli articoli precedenti).


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Veniamo ora ai Mercati azionari:


anche qui l’ Europa paga e pagherà sempre di più la crisi russo-ucraina; invece l’ America è separata da un Oceano e intende mostrare al mondo (e a Putin) che la sua economia, il Dollaro e Wall Street sono in ottime condizioni.


Quindi, già da ora, i Mercati azionari europei sottoperformano quelli americani; questa tendenza permarrà e si amplificherà.


La soluzione è semplice:


sottopesare le azioni europee e sovrappesare quelle USA.


Quali vanno privilegiate? Vi rimando agli articoli di Rodnik Financial dal 10 febbraio in poi.


Due esempi spiccioli:

Coca Cola e Philip Morris (che produce anche alimentari):

quali che siano le condizioni globali, la gente continua a bere, fumare (purtroppo) e mangiare.


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In sintesi:


- Non ci sono soluzioni a brevissimo termine, perché l’ inflazione durerà piuttosto a lungo, così come la guerra e i suoi effetti sull’ economia globale, ma in particolare europea.


- Si può comunque svincolarsi dai fattori negativi che caratterizzano l’ Europa e l’ Euro.


Comprendo che le azioni da intraprendere, quelle descritte nell’ ultima parte dell’ articolo, non siano semplicissime da attuare in concreto.


Anche per questo Rodnik Financial è pronta ad aiutarvi ad entrare nei dettagli tecnici ed operativi, per rendervi risparmiatori e investitori più consapevoli e meno esposti alle turbolenze dei Mercati.


Dott. Paolo Oliveri


Rodnik SA - CEO

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